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Valentina

i miei ricordi tornano indietro nel tempo fino al novembre 2002…. Frequentavo la prima media, stavo cominciando a inserirmi in quello che tutti chiamano mondo “adolescenziale”. Stavo cominciando
Sono Valentina, i miei ricordi tornano indietro nel tempo fino al novembre 2002…. Frequentavo la prima media, stavo cominciando a inserirmi in quello che tutti chiamano mondo “adolescenziale”. Stavo cominciando anche a prendere sicurezza di me stessa ,avevo perso diversi chili e questo mi rendeva felice , mi vedevo perfetta esile , rispetto a prima dove un po’ di pancetta affiorava …….. Ricordo che in quel periodo ero felice perché stavo organizzando la festa per la mia Santa Cresima , il vestito che volevo io, gli invitati che volevo io, e infine il ristorante con musica in un Castello in collina… Cosa potevo chiedere di più, tutto scorreva perfettamente. La festa si fece e riusci’ benissimo devo dire, non mi sono mai sentita meglio come in quei giorni……….

E arrivò quel famoso lunedi’ , il giorno dopo della mia Cresima, erano giorni che avevo dei colpettini di tosse , a cui non avevo dato molta importanza ma quel mattino si aggiunse il leggero fastidio alla schiena. Immediatamente pensando si trattasse di un influenza ,
interpellammo il nostro medico, che con tutta tranquillità ci rassicurò, e disse che qualche giorno al caldo avrebbe risolto tutto. Non fu proprio cosi’, da li a poche ore arrivò un forte dolore all’addome, il primo pensiero che venne a tutti fu quello di un attacco di appendicite. Soluzione, corsa al pronto soccorso, controlli di routine, visita e poi quel fatidico esame al sangue , che non mi permise più per diverse settimane di uscire dall’ospedale. Fui trasportata immediatamente con un autoambulanza all’Ospedale Regina Margherita di Torino, tra un controllo e l’altro era ormai piena notte. Vi starete chiedendo cosa stava accadendo, ebbene il mio sangue era impazzito, i globuli bianchi erano impazziti, la mia milza era diventata piu’ grossa di un pallone da baseball, insomma diagnosi “Leucemia mieloide cronica”, a soli 11 anni la leucemia che colpisce gli adulti, e la stessa che nel lontano 1984 aveva portato via il mio nonno materno, casualità direte? Ebbene dicono proprio di si , nessun fattore ereditario nella malattia. Arrivati all’Ospedale infantile in pochi minuti ero legata ad una sedia, due medici tutti per me, e il mio sangue che usciva da un braccio per poi rientrare dall’altro purificato dai globuli bianchi in eccesso. Tutta una notte per riportarmi ad una condizione non ottimale, ma di sopravvivenza per il mio fisico. E da qui iniziò il lungo cammino. L’indomani sentii i medici parlare con mia mamma , dicevano che avrebbero cercato di normalizzare la situazione con dei farmaci, ma che l’unica soluzione era il Trapianto di midollo osseo da donatore compatibile. L’avevo combinata grossa, avevo bisogno dell’aiuto dei miei familiari, di mia mamma sempre presente, di mio padre che non si occupava di noi e che comunque doveva essere avvisato per sottoporsi ai test di compatibilità e di mia sorella Martina , che allora aveva solo 9 anni, io dipendevo da loro e dalla fortuna che qualcuno di loro potesse essere compatibile con me. Il fatidico giorno degli esiti dei test arrivò, chi doveva sacrificare parte del suo midollo per farmi stare bene fu mia sorella. Ci dissero che avevamo una compatibilità quasi totale , anche se avevamo 2 anni e mezzo di differenza , eravamo identiche e con lo stesso gruppo sanguigno.
Per i medici era tutto perfetto, io avevo il mio donatore , e loro un nuovo paziente da sottoporre al trapianto. Il 6 gennaio 2003 io e la mia mamma varcammo quella porta che ci avrebbe portato da li a breve nella nostra cameretta la cosidetta “camera sterile” che ci avrebbe ospitate per circa 60 giorni..
La prima settimana passò con la preparazione del mio corpo al trapianto.
Iniziai con la radioterapia, per tre giorni due volte al giorno, ogni mattina e ogni pomeriggio si usciva da quella camera protetta e con tutte le precauzioni del caso mi portavano alle Molinette, dove mi sottoponevo a 15 minuti di radiazioni in tutto il corpo, l’unica copertura che avevo due protezioni per tutelare i miei polmoni, che erano l’organo che eventualmente avrebbe potuto avere dei problemi. In ognuno di quei 15 minuti seduta su una sorta di altalena , nella mia mente passavano tutte le parole che i medici mi avevano detto……… “Allora, Valentina tu dovrai affrontare un percorso molto complicato, dovrai sottoporti a terapie radioterapiche e chemioterapiche, e ognuna di queste cose potrebbe causarti dei problemi futuri, ma………” . E si con quel ma sembrava volessero dirmi , guarda cosa pretendi , potrai avere dei problemi in futuro, ma sicuramente meno invasivi della malattia che mi era arrivata e che avrebbe potuto togliermi la vita………….. Nonostante tutto però io mi sentivo serena, perché comunque mi sentivo protetta , un po’ dalla stanza dove ero rinchiusa, un po’ dai medici che ormai erano diventati parte della mia vita, e soprattutto da mia madre che cercava in tutti i modi di darmi sicurezza e positivita’, anche se comunque , mi accorgevo che era tesa e che la notte non dormiva.

Finiti i miei tre giorni di radiazioni, ecco che arrivò , il momento della temuta chemioterapia, sapevo benissimo che avrei perso i miei bei capelli biondi, e sapevo anche che forti nausee e vomito mi avrebbero accompagnata per diversi giorni……


 

 

 

 

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